Rupert Sheldrake e il Campo Morfogenetico

L'armonia del mondo è resa manifesta nelle Forme e nei Numeri,
e il cuore e l'anima di tutta la poesia della filosofia naturale
sono contenute nel concetto di bellezza matematica.
e il cuore e l'anima di tutta la poesia della filosofia naturale
sono contenute nel concetto di bellezza matematica.
Sir D'Arcy Wentworth Thompson
Rupert Sheldrake, biologo e saggista britannico, nei suoi scritti: A New Science of Life (1981) e The Presence of the Past (1988), elabora la teoria dei campi morfogenetici. Sheldrake si pone il problema di prevedere il comportamento di un aggregato (un sistema, un organismo complesso composto da più parti) sulla base dei comportamenti dei suoi singoli elementi. Prendendo come riferimento il volo degli stormi di uccelli, o la formazione dei cristalli, fino a considerare le molecole proteiche del corpo umano o la formazione di cellule diverse a partire da un'unica cellula e da un unico DNA, Sheldrake individua la presenza di una forza invisibile presente nel sistemama non identificata con uno dei suoi componenti, bensì col sistema stesso. Inoltre questo "campo morfico", responsabile dell'organizzazione, della struttura e della forma del sistema, avrebbe una sua memoria, determinata - questa si - dal contributo di ciascun membro.
In linea con la moderna fisica, che parla di campi elettromagnetici e gravitazionali, e parallelamente alle scoperte della fisica quantistica sull'entanglement (ovvero sulla permanenza di una relazione tra due particelle subatomiche poste a distanza), Sheldrake elabora tre principi base dell'ipotesi della Causalità Formativa:
- I campi morfogenetici sono un nuovo tipo di campo che fino ad ora non è stato riconosciuto dalla fisica: non potranno mai essere realmente compresi attraverso le concezioni meccanicistiche classiche, ma richiedono concetti assolutamente nuovi.
- Così come gli organismi alla cui formazione presiedono, si evolvono. Hanno una storia e, grazie a un processo chiamato risonanza morfica, contengono in sé una memoria. Ogni individuo facente parte di una specie, attinge alla memoria collettiva della specie e si sintonizza con i suoi membri passati, a sua volta contribuendo all'ulteriore sviluppo della specie stessa.
- Fanno parte di una famiglia più vasta di campi, detti campi morfici: così come i campi già noti dalla fisica, essi sono memorie di influenza all'interno dello spazio-tempo, localizzati dentro e intorno ai sistemi che organizzano e strutturano con le loro informazioni. Essi presiedono e organizzano i sistemi, ponendo ordine al caos e all'indeterminismo. Inoltre comprendono in sé e connettono le varie parti del sistema o dei sistemi che organizzano.
La funzione basilare dei campi morfici è quella di imporre un ordine all'indeterminismo dei sistemi che presiedono: essi lavorano a livello subatomico, agendo come restrizioni programmate e schematizzate sulla moltitudine di eventi probabili. I campi morfici guidano i sistemi verso obiettivi specifici, che rappresentano i limiti verso i quali un sistema dinamico viene attratto (quelli che Renè Thom nella sua teoria del caos e delle catastrofi chiama "attrattori")
La teoria delle Costellazioni Familiari si basa sul fatto che i campi morfici siano collegati all'inconscio individuale: ciascuno di noi è collegato al campo morfico del pianeta, della specie umana, della popolazione territoriale, della propria identità nazionale, fino al campo morfico della propria famiglia di origine. Questi campi si sono creati nel corso degli anni (e dei secoli) in seguito agli eventi che sono capitati ai nostri antenati e in base alle loro scelte di vita; allo stesso modo possono aver determinato a loro volta alcuni passaggi della nostra storia familiare e continuare a incidere nella nostra vita personale, in un circolo vizioso che solo la consapevolezza può spezzare.
Di fatto quindi, nelle nostre interazioni e relazioni sociali, oltre al nostro stato di coscienza, è in azione anche il nostro campo morfico: ci portiamo sempre dietro (o meglio, dentro), le informazioni e le istruzioni comportamentali radicate nella nostra famiglia.
Nelle Costellazioni Familiari avviene che la persona su cui si lavora, mettendosi al centro dell'attenzione del gruppo, apre il suo campo morfogenetico all'interpretazione delle persone che agiscono come rappresentanti. Questi ultimi percepiscono in modo sottile le informazioni stratificate nell'inconscio familiare: agiscono spontaneamente, ma sono mossi dalle istruzioni presenti nel campo morfogenetico, che realmente e concretamente (ovvero fenomenologicamente) "dà forma" a una rappresentazione.
L'Approccio Fenomenologico

Tutto ciò che si trova nel profondo dell'inconscio tende a manifestarsi al di fuori
Carl Gustav Jung
Per rendere visibile il campo morfico, che di per sé è invisibile in quanto composto di non-materia, di energia sistemica, si utilizza l'indagine fenomenologica (dal greco fainomai, "appaio, mi manifesto").
La fenomenologia come concetto filosofico trova la sua origine e teorizzazione nel pensiero di Edmund Husserl(1859-1938), il quale formulò i principi della dottrina fenomenologica:
- Il mondo sensibile non è del tutto evidente alla nostra coscienza, quindi è giusto dubitarne; ma il mondo sensibile appare (fainomai) alla nostra coscienza, questo è indubitabile. In altre parole, il metodo fenomenologico si basa sulla "sospensione di giudizio" (epoché), ovvero viene messa "tra parentesi" l'esistenza del mondo: non si deve cioè accettare alcunchè come scontato, ma avvolgere ogni cosa nel dubbio (col paradosso cartesiano per cui "posso dubitar di tutto ma non del fatto che sto dubitando"), sapendo che quello che percepisco coi sensi è quello che appare, non necessariamente quello che è. Non posso però dubitare né di me come soggetto dubitante né delle percezioni che ricevo: l'atteggiamento fenomenologico si configura come un "puro guardare", o come "ritorno alle cose stesse".
- Lo "sguardo puro" della coscienza produce dati assoluti che vengono "intenzionalmente" riferiti a qualcosa che è reale e oggettivo, ma in senso "trascendente". La coscienza è coscienza "di qualcosa", ha cioè necessariamente un oggetto, e tale oggetto non può essere la realtà oggettiva (esistenza), bensì il dato assoluto (essenza). Grazie alla "riduzione fenomenologica", il mondo intero è ridotto a pure essenze della cui empirica non ci si cura: la fenomenologia è per l'appunto "scienza dei puri fenomeni quali ci si donano incessantemente alla coscienza".
- Le universalità osservate tramite l'intuizione del fenomeno si intrecciano con la singolarità del vissuto. Ma la percezione è un vissuto che dura nel tempo e che incessantemente intreccia il presente con l'appena passato. Inoltre, su di essa influisce il ricordo dei passati più lontani. Per di più, la cosicenza - lungi dall'essere un inerte contenitore di fenomeni - concorre a costituire i fenomeni, ad esempio coi suoi atti temporali, con "atti categoriali" (i suoi giudizi, le sue categorie), e non di rado "atti immaginari" e simbolici.
L'approccio fenomenologico, nelle Costellazioni Familiari, consiste nell'osservazione del comportamento che i "rappresentanti" (ovvero persone che si prestano a dare un corpo e una voce a ciò che viene indagato) mettono in atto in uno spazio scenico predefinito. Grazie all'approccio fenomenologico, è possibile "mettere in scena" ogni aspetto della nostra realtà interiore ed esteriore (attraverso la collaborazione dei rappresentanti e dell'interpretazione metaforica della scena), e di osservare ciò che accade.
Aprendosi a tale approccio, ci si concentra su tutti gli eventi fenomenici che appaiono, senza giudicare e senza soffermarsi su uno in particolare. Questa tipologia di indagine richiede uno stato interiore privo di giudizi, preconcetti e intenzioni.
La più alta forma di intelligenza umana
è la capacità di osservare senza giudicare
è la capacità di osservare senza giudicare
Jiddu Krishnamurti
La Teoria dei Sistemi

Quanto più profondamente penetriamo nel mondo submicroscopico,
tanto più ci rendiamo conto che il fisico moderno, parimenti al mistico orientale,
è giunto a considerare il mondo come un insieme di componenti inseparabili,
interagenti e in moto continuo, e che l'uomo è parte integrante di questo sistema.
tanto più ci rendiamo conto che il fisico moderno, parimenti al mistico orientale,
è giunto a considerare il mondo come un insieme di componenti inseparabili,
interagenti e in moto continuo, e che l'uomo è parte integrante di questo sistema.
Fritjof Capra, Il Tao della Fisica
La Teoria Generale dei Sistemi (o Teoria Sistemica) fu formulata da Ludwig von Bertalanffy (biologo austriaco che faceva parte della scuola di Palo Alto e in seguito del Circolo di Vienna), e poi espansa in diverse direzioni (cibernetica, psicologia, sociologia, meccanica, ecc.)
Per "sistema" (dal greco systéma, da syn-ìstemi, stare insieme) si intende un'unità intera e unica composta da parti in relazione tra loro e tendenti all'equilibrio, tale che l'intero risulti diverso dalla semplice somma delle parti e qualsiasi cambiamento di una di queste parti influenzi la globalità del sistema. Ogni elemento di un sistema è in relazione con gli altri elementi, e ha una ragione d'essere per la specifica funzione che svolge. Comportamenti, ruoli e funzioni diverse concorrono a generare la Proprietà Emergente del sistema, che è una caratteristica superiore alla somma delle funzioni.
Gli attributi fondamentali di un sistema sono:
- comunicazione ed elaborazione dell'informazione,
- adattamento al cambiamento delle circostanze (auto-regolazione),
- auto-organizzazione,
- automantenimento.
Norbert Wiener definisce "cibernetica" (dal greco kyilbernetes, "timoniere, pilota") il processo di retroazione autocorrettiva (self corrective feedback) attraverso cui l'informazione riguardante i risultati delle attività passate è riportata nel sistema, andando così ad influenzare il futuro, e permettendo quindi al sistema di auto-regolarsi, adattarsi e modificarsi.
Gregory Bateson, applicando la teoria dei sistemi alla famiglia e alle strutture sociali, distingue tra retroazione negativa (l'informazione riporta il sistema al suo stato iniziale) e positiva (l'informazione aumenta la deviazione del sistema dal suo stato iniziale). Bateson, assieme a Paul Watzlawick e altri esponenti della scuola di Palo Alto, ha applicato la teoria sistemica alle scienza sociali, approfondendo in particolar modo la comunicazione.

In psicologia l'Approccio Sistemico si occupa di esplorare quella dimensione della coscienza in cui ogni fenomeno è parte di un sistema a cui è interconnesso e da cui dipende. Come esseri umani non siamo isolati in una identità psico-fisica, ma siamo parte di una serie di ulteriori sistemi via via più ampi e complessi, quali la famiglia, la nazione, il continente, il pianeta, la storia, lo spazio e il tempo in cui si muove la nostra vita. Non a caso si utilizza il termine di ecosistema per indicare l'intima connessione tra l'ambiente e l'insieme degli esseri viventi che lo abitano con reciproche influenze. All'interno del corpo umano si trovano poi vari organi, apparati e sistemi (il sistema nervoso, endocrino, circolatorio, respiratorio, immunitario, ecc.) che svolgono specifiche funzioni e concorrono al mantenimento della vita.
L'Albero Genealogico, inteso come Sistema Familiare, è composto da diversi elementi, è un sistema aperto e in espansione, e cerca continuamente l'equilibrio e l'auto-regolazione cibernetica. Le informazioni che circolano quindi nel sistema (o nell'Inconscio Familiare, o Anima Familiare) risentono di tutte le esperienze più o meno drammatiche vissute dai membri della nostra famiglia di origine: il problema di un singolo elemento si riflette sull'intero sistema.
Se un fratello o un fidanzato è morto o è stato dichiarato disperso in guerra, se un bimbo è morto in giovane età o una donna muore di parto, un altro membro della famiglia della stessa generazione o di quelle successive tenderà a sostituire inconsapevolmente chi è stato escluso, ne imiterà il destino manifestando le sue emozioni ed i suoi sintomi, o cercherà di seguirlo nella morte.
Un caso molto delicato è quello dell'aborto: volontario o spontaneo che sia, la memoria biologica del sistema lo percepisce come una morte, un vuoto da riempire. E inoltre una madre che perde un figliio, inconsapevolmente lo segue nel suo destino e resta con lui per sempre, creando un altro vuoto nel sistema.
Ancora, se qualcuno nel passato non si è preso la responsabilità di una colpa grave, un bambino tenterà in seguito di espiare questa colpa, pagandone il prezzo con la sua salute, con la sua felicità, con il suo successo nella vita.
Ciò avviene perchè il sistema tende a ricreare il suo equilibrio.
Attraverso le Costellazioni Familiari si arriva a mostrare il cosiddetto "irretimento": vengono portate alla luce la struttura del sistema e le dinamiche nascoste che ci mantengono legati alla nostra famiglia, che ci fanno appartenere a quel gruppo, che ci spingono ad attuare dei comportamenti che condizionano sia la nostra vita che i nostri sentimenti, senza che questi ci appartengano personalmente.
La Psicobiologia

La coscienza è il tramite fra ciò che è stato e ciò che sarà,
un ponte gettato tra il passato e il futuro
un ponte gettato tra il passato e il futuro
Henri Bergson
La Psicobiologia è quella branca delle neuroscienze che studia i comportamenti (intesi come azioni fisiche ma anche come processi mentali, quali la percezione, l’attenzione, la memoria, l’apprendimento) in relazione alla struttura e alla fisiologia, con particolare attenzione ai processi a carico del sistema nervoso centrale. Quest’area scientifica nasce e si sviluppa sperimentalmente soprattutto tramite gli studi sugli animali, quali i celebri esperimenti sul condizionamento operati da Pavlov, le ricerche etologiche di Konrad Lorenz, o sul comportamento operativo ad opera di B. F. Skinner.
Tuttavia l’approccio scientifico della psicobiologia (e della neuropsicologia) tende ad essere riduzionistico, ovvero si limita a trovare la corrispondenza meccanicistica tra stimolo-risposta e area del cervello interessata, avendo di fatto come obiettivo la mappatura completa del cervello e del sistema nervoso. In quest’ottica, la coscienza umana risulterebbe essere un insieme (o un sistema) di neuroni, di risposte neuronali iscritte nella memoria.
Parallelamente esistono scienziati quali Francisco Varela e Humberto Maturana che riconoscono la limitatezza di questo approccio, e ribadiscono l’insostituibile ruolo del corpo e del mondo sociale nella formazione della coscienza; sono gli ideatori di una neurofenomenologia come metodo di indagine e della “scienza in prima persona”, ovvero il prendere se stessi come “cavie” dell’indagine.
Un contributo molto interessante per quel che riguarda la psicobiologia è l’interpretazione fatta da Jean Claude Badard degli esperimenti e delle ricerche operate da Henry Laborit, che confermano la presenza di un Cervello Biologico diverso dal cervello “razionale”: nella coscienza della persona sono presenti contemporaneamente le memorie razionali e le memorie biologiche, così come vengono elaborate le une dal cervello, le altre dall’intero sistema biologico. Per quel che riguarda queste ultime, il corpo registra (somatizzare significa “tradurre in linguaggio e materia corporei”) una serie di conflitti, risalenti anche a generazioni precedenti, sotto forma di sintomi o malattie (o predisposizioni). Per Badard e Laborit, se di fronte ad un problema grave di tipo biologico (dolore fisico, sofferenza, sopravvivenza) possiamo fuggire o combattere, rimaniamo sani; l’inibizione all’azione conduce alla malattia. Questo avviene perché lo stress portato dall’inibizione all’azione costringe il cervello a delegare la soluzione del problema a un gruppo di neuroni, collegati con un tessuto, e quindi con una funzione corporea: questo è alla base dei meccanismi di adattamento e di evoluzione, e la memoria dell’adattamento ai problemi rimane iscritta nei nostri geni.
Psicologia transpersonale e transgenerazionale
Il concetto di coscienza viene molto ampliato dalla psicobiologia, che considera quindi sia l’aspetto corporeo-biologico, che l’aspetto storico-genealogico dell’individuo: l’ampliamento di questa visione porta allo sviluppo di altre discipline psicologiche, a partire dalla sperimentazione effettuata dagli psicologi transpersonali Stanislav Grof e Ken Wilber. Rifacendosi ad antiche usanze tribali, essi hanno somministrato sostanze psicotrope ai loro pazienti per testare l’espansione delle percezioni e della coscienza in fenomeni quali la trance, la possessione, l’estasi, le esperienze extra-corporee (viaggi astrali, ecc...). L’esito ottenuto è la riemersione di significati simbolici, l’alterazione momentanea dello stato di coscienza, la connessione con il trascendente e con l’inconscio collettivo. Nello sviluppo della psicologia transpersonale, Roberto Assaggioli arriva a delineare la psicosintesi, così come Claude Sabbahgiunge alla sua visione della “biologia totale”.
Nella direzione trans-generazionale, ovvero nella considerazione delle memorie psico-biologiche tramandate dalle precedenti generazioni e dell’importanza dell’informazione familiare inconscia, Anne Ancelin Schützenbergerdelinea la psicogenealogia (o psicologia transgenerazionale).
L'approccio Transgenerazionale di Claude Sabbah
I principali esponenti della cosiddetta “scuola francese” di psicobiologia sono Claude Sabbah, Marc Fréchet, Gerard Athias.
La biologia totale, ossia il nuovo approccio terapeutico olistico ideato dal Dott. Claude Sabbah nel 1995, consente la decodificazione biologica delle malattie e degli incidenti sotto tutti i loro aspetti, come la ricerca del loro senso, della loro programmazione nella storia personale e familiare della persona.
La psicobiologia non concepisce più la malattia in termini di fatalità da combattere ma come una opportunità di sopravvivenza e di evoluzione creata dal nostro cervello.
L'Approccio Transgenerazionale
di Selene Calloni Williams
Che abbia matrice più psicologica, più filosofica, più antropologica o più biologica, l’approccio transgenerazionale alla psiche si ricollega allo sciamanismo, al culto degli antenati e ai riti dell’estasi.
Per approccio transgenerazionale si intende la volontà di considerare il progetto di vita di un individuo come frutto dei compiti di compensazione del destino familiare che egli ha ricevuto fin dal momento del suo concepimento. Il concetto di progetto di vita, definito da alcuni autori “progetto senso” è un tema centrale dell’approccio transgenerazionale.
L’influsso degli avi sul nostro progetto di vita è evidente. Un figlio non viene concepito, atteso e generato solo per se stesso, ma per obbedire a sogni e desideri il più delle volte inespressi o irrealizzati del clan familiare. Sul figlio i genitori proiettano sogni e aspettative talvolta inconsce.
Il mancato adempimento delle missioni di compensazione assegnate dal clan familiare crea un conflitto interiore che spinge l’individuo a manifestare una sorta di auto boicottaggio che gli può provocare danni ingenti.
L’impossibilità di godere i frutti del proprio benessere economico o la difficoltà a realizzare un benessere economico, una bocciatura a un concorso importante, una rinuncia agli studi, problemi di inserimento nel mondo del lavoro, “fatalità” che fanno effettuare investimenti sbagliati, portano a fallimenti economici, fanno sposare il partner che non si ama o creano difficoltà ai tentativi di formare una famiglia e di generare dei figli, possono essere visti come tanti esempi di auto boicottaggio.
In generale si potrebbe dire che i torti subiti da un avo possono divenire nel discendente missioni riparatrici, i fallimenti possono trasformarsi nell’incapacità di creare relazioni e condizioni proficue, i traumi in depressioni, le sofferenze in carenza di fiducia nelle proprie possibilità e in quelle della vita, lo stress accumulato di generazione in generazione può materializzarsi nelle malattia fisica e nell’impasse psicologica.
Particolarmente pericolosi possono essere gli effetti che riguardano eventi traumatici rimasti segreti, dei quali non si è mai osato parlare in famiglia: tradimenti segreti, figli concepiti al di fuori del matrimonio o figli rinnegati, delitti, condanne segrete, filiazioni segrete.
Il couseling transgenerazionale, nelle sue svariate forme, consente di prendere consapevolezza della programmazione inconscia trasmessa dagli avi e di deprogrammare, compensando le missioni riparatrici avute in eredità non più con l’auto boicottaggio, bensì con la realizzazione piena del proprio progetto di vita più autentico.
Nella pratica del counselling transgenerazionale a mezzo delle costellazioni familiari ad approccio immaginale “evochiamo” gli avi e li facciamo vivere sulla scena di uno psicodramma. Le vicende occorse agli avi sono registrate nella memoria del can familiare in modi simbolici. Questi simboli sono energie, vincoli emotivi che, in un certo senso, “programmano” il progetto di vita dei discendenti. In altre parole, gli eventi del passato vengono recepiti in senso simbolico come forze ricorrenti capaci persino di potenziarsi passando di generazione in generazione.
Durante lo svolgersi dello psicodramma i partecipanti impersonando gli avi ne evocano le emozioni così come esse sono state registrate nella memoria del clan familiare e tramandate.
Come la psicogenealogia e il conselling transgenerazionale hanno radici che si intrecciano allo sciamanismo e ai culti animisti, così la conduzione delle costellazioni familiari affonda nel regno della meditazione; gli operatori che propongono le costellazioni familiari hanno generalmente dimestichezza con le pratiche meditative. Un abile conduttore osserva i gesti dei partecipanti che impersonano gli avi e ne ascolta le frasi con attenzione neutrale, pronto a enfatizzare quei gesti e quelle frasi destinate a nobilitare le emozioni in gioco.
Per esempio, l’inchinarsi di un figlio di fronte a un padre o una richiesta di perdono da parte di un padre a un figlio viene colta e sottolineata dal conduttore fino a che essa sia così forte e chiara da plasmare l’atmosfera dello psicodramma e trasportarne le vicende dalla dimensione storica-individuale a quella mitica-universale.
Colui che ha chiesto di mettere in scena la costellazione assiste a questa trasposizione e se ne sente innalzato. Qualunque sia la storia che egli aveva da raccontare, qualsiasi sia il passato che gli sta alle spalle, esso diviene, nel suo sentire, un solido piedistallo, un trono sul quale la sua vita può reggersi e innalzarsi.
Ecco che allora i nostri avi non ci stanno più sulle spalle come misteriosi sacchi da trasportare, ma divengono l’humus da cui traiamo il nutrimento, qualsiasi sia la loro storia, qualsiasi i fatti che gli sono attribuiti e le emozioni che vi sono associate.
La differenza tra l’avere un “passato che pesa” ed avere un “passato che sostiene” si può anche misurare in termini di ansia. Il “passato che pesa” o il “passato che non c’è”, il non detto, il trascurato, il passato rimosso, ci fanno sentire “staccati dal ramo”, in balia del vento. Il “passato che sostiene” ci consente l’intera percezione dell’albero da cui proveniamo, ci fa sentire un senso di continuità con le radici, ci ancora alla terra, nobilitando la nostra esperienza.
La Psicogenealogia di Anne Schutzenberger

Anne Schützenberger ebbe modo di conoscere e collaborare con Françoise Dolto una pediatra e psicanalista infantile francese che nel suo accurato lavoro di analisi dei primissimi anni dell’infanzia (dal periodo pre-natale fino ai 3 anni), riscontra la presenza di importanti correlazioni con la famiglia di origine del bambino, innate nella sua coscienza. Sono celebri queste affermazioni della Dolto:
“I bambini e i cani sanno sempre tutto, e soprattutto quello che non è detto”
“Ciò che viene taciuto alla prima generazione, la seconda lo porta nel suo corpo”
“Ci vogliono tre generazioni perché si schiuda da una famiglia un bambino”
“Ciò che viene taciuto alla prima generazione, la seconda lo porta nel suo corpo”
“Ci vogliono tre generazioni perché si schiuda da una famiglia un bambino”
Interessante anche il lavoro di Didier Dumas, allievo della Dolto, sul concetto di angeli e fantasmi che si ricollega alle teorie di Nicolas Abraham e Maria Torok: i fantasmi tanto temuti dai bambini (fino ad indurre stati psicotici) altro non sono che traumi familiari (individuali o collettivi: guerre, carestie, epidemie, ...) tramandati nell’inconscio familiare; sono altrettanto pericolosi i segreti e tutto quello che non viene detto apertamente, perché vanno a creare delle “cripte” nella coscienza delle generazioni successive, e si manifestano sotto forma di fobie, manie e ossessioni.
Trasferitasi negli Stati Uniti, la Schützenberger diventa allieva e collaboratrice di Jacob Levi Moreno, ideatore della sociometria e dello psicodramma: la prima è una tecnica di analisi delle relazioni tra gli elementi di un gruppo o sistema (tramite la creazione di un sociogramma), e il secondo è un metodo terapeutico che consiste nel mettere in scena la rappresentazione scenica di un vissuto individuale (traumatico o meno) per poterlo sdrammatizzare, integrare o comprendere.
Sulla base di queste premesse teoriche, Schützenberger dà vita alla psicogenealogia, e in particolare allo strumento di analisi del genosociogramma, ovvero la ricostruzione analitica dell’albero genealogico, che permette di individuare i collegamenti tra gli elementi di generazioni diverse. Nel genosociogramma possono rientrare anche persone non consanguinee, esterne alla famiglia, ma che in qualche modo sono state fondamentali nella storia familiare, che possono aver agito come benefattori, aiutanti, sostituti di ruoli fondamentali (le balie, ad esempio), ma anche coloro che hanno arrecato danno alla famiglia, in qualche modo: per l’importanza del loro contributo (positivo o negativo), costoro rientrano a buon diritto nel sistema.
Un oggetto di analisi particolarmente importante è la coincidenza tra le date di nascita, di matrimonio, di morte, di incidente, dei diversi membri del sistema familiare: Schützenberger riscontra infatti la cosiddetta sindrome da anniversario, che si manifesta con l’insorgere di malattie o il verificarsi di incidenti allo scadere di una certa età, o di una data particolare.
Altri elementi fondamentali della psicogenenalogia sono:
- il concetto di lealtà familiare
- il bambino di sostituzione, ovvero il meccanismo sistemico per cui ai nuovi nati nel sistema viene richiesto di prendere il posto degli elementi mancanti o scomparsi, chiamandoli con lo stesso nome, ad esempio, o sostenendo una proiezione continua (“Sei uguale a tuo nonno, hai gli stessi occhi”);
- i segreti di famiglia, il non-detto che genera cripte e fantasmi, ovvero sintomi e disturbi psicofisici;
- la nevrosi di classe, cioè quella forma di lealtà familiare che ostacola l’avanzamento sociale, il successo, il denaro: non sentendosi autorizzati a essere migliori dei propri antenati, si mettono in atto dei meccanismi inconsci di auto-sabotaggio;
- le alleanze familiari, tese ad escludere alcuni membri del sistema.
Per la psicogenealogia quindi oltre alla coscienza individuale, siamo influenzati dalla coscienza familiare, o Inconscio Familiare, o Anima Familiare, ovvero da tutte quelle informazioni racchiuse nell’esperienza del sistema familiare a cui apparteniamo. È il sistema (familiare, sociale, culturale) in cui viviamo che ci condiziona nella nostra esperienza e nell’elaborazione dei codici morali su cui basiamo la nostra vita: a un livello sottile e profondamente inconscio è presente in noi un substrato di coscienza familiare, un lignaggio, un’eredità intrapsichica. La Coscienza individuale, permette all’essere umano, di percepire il senso della giustizia e dell’ingiustizia, del bene e del male, e quindi di comportarsi di conseguenza.
A questo punto, ci si chiede in quale misura, la percezione della coscienza individuale è soggettiva e in quale misura essa deriva da un condizionamento familiare e sociale.
Secondo Bert Hellinger non ci sono dubbi:
… nelle nostre relazioni opera anche una coscienza nascosta, di cui non siamo consapevoli. Si tratta di una coscienza sistemica che ha la precedenza sui nostri sentimenti personali di colpa o innocenza e che aderisce ad altri ordini, ovvero a leggi naturali occulte che plasmano e regolano le dinamiche dei sistemi relazionali umani. Si tratta in parte delle forze della biologia e dell’evoluzione e in parte di quelle dell’occulta simmetria dell’amore che agisce dentro all’anima.
e ancora:
“Gli unici criteri seguiti dalla coscienza al servizio della formazione di legami sono i valori del gruppo al quale apparteniamo.
Secondo Hellinger quindi è inutile parlare del male e del bene, di persona malvagia e persona buona: ciò che è male o bene è unicamente determinato dall’appartenenza ad un sistema; sono gli intrecci sistemici e i bisogni primari a guidare il nostro agire e a formare la nostra coscienza.
Siamo in grado dunque di definire due tipologie di coscienza:
- quella personale, che ci porta di volta in volta a percepirci come colpevoli o innocenti;
- quella sistemica-familiare, che invece condiziona inconsciamente la nostra percezione del bene e del male.
Secondo la Psicobiologia Evolutiva Transgenerazionale esiste una Coscienza Biologica di Specie, che ha come compito quello di registrare le soluzioni biologiche con cui gli individui hanno risolto il problema della sopravvivenza, e una Coscienza Biologica di Clan, il cui compito è quello di registrare tutte le situazioni di carenza, privazione e di trauma sperimentate dai membri di una famiglia attraverso le generazioni e che, a quanto sembra, vengono trasmesse di generazione in generazione fino a che non vengono risanate.
Utilizzando il lavoro con la Psicogenealogia e le Costellazioni Familiari si opera per ricostruire la linea ereditaria e si prende coscienza dei traumi, delle ingiustizie, delle esclusioni, delle privazioni e delle violenze subite dagli antenati: tutte queste cose vengono trasmesse ai discendenti, insieme al compito risanatorio per riportare equilibrio nel sistema.
Fonte: https://www.costellazionifamiliariesistemiche.it


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