Che cosa
intendiamo con il termine Motivazione?
La spinta o stato interiore che orienta l’organismo verso
un’azione finalizzata al raggiungimento di un determinato scopo od
obiettivo.
Il concetto di motivazione si rivolge alla spiegazione di
tre aspetti generali della condotta:
a) tende a chiarire quale sia il meccanismo che stimola e fa
scattare la messa in atto di una particolare condotta;
b) chiarisce l’origine della stimolazione attivante e la meta, o
verso, della condotta attivata;
c) serve ad interpretare le differenze individuali di reattività
(Cofern, 1979).
La motivazione di un soggetto è stata studiata ed analizzata a vari livelli,
a seconda del tipo di motivazione che viene presa come punto di riferimento.
La condotta, infatti, può essere motivata da spinte di tipo
elementare o basilare per la sopravvivenza dell’individuo, oppure può
essere guidata da determinati concetti o schemi mentali: nel
primo caso parliamo di motivazioni primarie, mentre nel secondo
caso dimotivazioni secondarie.
La motivazione primaria è comunemente spiegata come
l’esito di uno scompenso in un processo di tipo omeostatico, i cui meccanismi
di base sono fondamentalmente di tipo fisiologico.
I modelli teorici che si sono maggiormente adoperati allo studio di questo
primo tipo di motivazione sono i Modelli Pulsionali Biologici di
carattere meccanicistico.
Essi partono dall’assunto imprescindibile del concetto di bisogno,
che deriva direttamente da quelle che sono le necessità biologiche
dell’organismo (come la fame e la sete).
Al concetto di bisogno si lega direttamente quello di attivazione:
la condotta finalizzata, e quindi la motivazione antecedente all’azione,
dipendono dall’innesco di un meccanismo di tipo fisiologico, che
“scatta” solo quando i segnali di bisogno superano uno specifico livello di
soglia (Stegagno, 1991), e permettono, di conseguenza, di far
discendere i segnali di bisogno al di sotto di tale soglia di attivazione
così da inibire la motivazione.
Questo processo generale di mantenimento di un determinato equilibrio
dell’organismo attraverso un meccanismo di controllo a
retroazione di tipo automatico, viene detto omeostasi, la cui
finalità è quella di preservare la stabilità dell’ambiente interno
dell’organismo di fronte a variazioni dell’ambiente esterno.
Il grande gruppo delle motivazioni secondarie, invece, si
colloca ad un livello diverso dalle motivazioni appena descritte, dal momento
che:
· non sono essenziali per la sopravvivenza
· si rilevano solo negli animali filogeneticamente più evoluti
· nell’uomo compaiono più tardivamente nel corso
dello sviluppo.
Una delle principali motivazioni secondarie è la motivazione al
successo, intesa come la spinta a compiere una
determinata azione dettata dal desiderio di raggiungere un certo risultato,
descrivibile in termine di successo.
In quest’ottica non è motivante il risultato in sé, quanto il fatto di
considerarlo soggettivamente “meritato”, cioè il fatto di attribuire il
risultato stesso come dovuto al personale impegno e merito.
Per meglio comprendere il vero significato di queste motivazioni superiori, è
doveroso menzionare le teorie dell’attribuzione, che spiegano
perché, di fronte al medesimo risultato, molto spesso le persone cambiano
notevolmente il loro livello di motivazione.
La spiegazione sembra risiedere nel fatto che esistono diversetipologie
di cause alle quali le persone attribuiscono la
ragione del proprio successo o fallimento, ed in base a quale di queste
viene considerata attuale può variare, in positivo o in negativo, la
motivazione al comportamento.
In altre parole, sembra che il livello di motivazione del singolo
dipenda dalle cause alle quali la persona ritiene di attribuire il risultato
raggiunto.
Le possibili cause possono essere così descritte:
· Abilità. Il ripetersi di una serie di successi nello
stesso compito induce nel soggetto l’idea che questo non possa essere
casuale, e quindi lo spinge ad attribuire tale successo alla sua capacità
personale.
· Impegno/sforzo. Il livello di soddisfazione aumenta in
proporzione quasi lineare con la fatica ed il costo; se la persona si è
impegnata tanto da sentirsi stanca, quindi, può attribuire il successo
all’impegno profuso.
· Difficoltà. Se la maggior parte delle persone riescono a
fare la stessa cosa, il soggetto può attribuire il successo alla scarsa
difficoltà del compito.
· Fortuna. Se la persona si accorge che l’abilità e
l’impegno non influenzano il risultato, può attribuire questo al caso e
decidere che il successo in quel compito è una semplice questione di fortuna.
Il livello di motivazione, dunque, può mutare radicalmente a seconda del giudizio
attributivo che le persone elaborano.
Gli autori che si sono maggiormente occupati della tassonomia delle
motivazioni e della loro organizzazione in un modello
gerarchicosono stati Murray e Maslow tra gli Anni Settanta e gli Anni
Ottanta.
In particolare, Maslow nel 1982 propone un modello
di crescita motivazionale in cui vengono messe in evidenza sia la
gerarchia sia l’ontogenesi delle diverse motivazioni.
Secondo l’autore, nel corso della vita si possono individuare sei fasi
successive, andando dalla più elementare e basilare alla più complessa ed
elevata:
1) Bisogni fisiologici: la necessità di soddisfare i bisogni legati al
corpo ed alla sopravvivenza sono i primi a scattare alla nascita, e tendono
ad essere soddisfatti di volta in volta senza possibilità di procastinazione.
2) Bisogni di sicurezza: si manifestano dopo l’appagamento dei bisogni
fisiologici, corrispondono alla capacità di operare una distinzione tra sé e
non sé (rudimento di identità) e si mostrano come ricerca di contatto e di
protezione da parte dell’individuo.
3) Bisogno di amore e di appartenenza: desiderio di ricevere e di dare
amore, che nasce solo dopo avere soddisfatto i bisogni precedenti.
4) Bisogno di riconoscimento: esigenza di avere, dalla relazione con
il partner, il riconoscimento di ciò che si fa e del risultato raggiunto.
5) Bisogno di realizzazione di sé: corrisponde alla fase più elevata
dello sviluppo e della comprensione di se stesso.
6) Bisogno di trascendenza: bisogno di superare i propri limiti,
cercando di collocarsi in una prospettiva sopra-individuale, di entrare a
fare parte di un mondo superiore ed essere partecipe del divino.
Secondo questo modello, un bisogno insoddisfatto ad un livello basso
concentra l’energia a quella fase e non lascia spazio alcuno per i
livelli superiori; i livelli più alti, dunque, si reggono
sulla solida soddisfazione di quelli più bassi.
Maslow, conclude la sua teorizzazione, definendo il suo modello come “globale
e dinamico”, in quanto le sue fasi superiori comprendono sempre anche
quelle inferiori in un disegno evolutivo di tipo globale,
in cui le forze associate alle diverse fasi ipotizzate sono in un equilibrio
che muta continuamente in maniera dinamica.
Bibliografia
Bandura A., 1976. L’apprentissage social, Mardaga, Bruxelles.
Cofern N.C., 1979. Motivazione ed emozione. Franco Angeli, Milano.
Maslow A.H., 1982. Motivazione e personalità. Armando Armando, Roma.
Murray H.A., 1938. Explorations in personality. Oxford University Press, New
York.
Murray H.A., 1964. Motivation and
emotion. Prentice-Hall, New Jersey (trad. it.: Psicologia dinamica, Martello,
Firenze).
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